E se domani la nostra universita’ chiudesse

E SE DA DOMANI LA NOSTRA UNIVERSITÀ CHIUDESSE?

Il più importante ateneo greco è stato costretto a cessare tutte le sue attività. Altri otto atenei di quel paese hanno comunicato l’imminente chiusura.

E SE DA DOMANI LA NOSTRA UNIVERSITÀ CHIUDESSE?

Anche l’università italiana si avvicina ad un punto di non ritorno.
       
ATENE NON È LONTANA.

NON C’È PIÙ TEMPO: RIFINANZIARE L’UNIVERSITÀ PUBBLICA SUBITO!

Il 23 settembre 2013, l’Università di Atene, tramite un comunicato del Senato Accademico, ha interrotto tutte le sue attività dopo 176 anni!
I motivi? “L’oggettiva e assoluta impossibilità di svolgere le sue funzioni didattiche, di ricerca e amministrative”.
L’Università di Atene si è vista costretta, contro la sua volontà, ad interrompere qualsiasi attività accademica e sociale poiché non ha i fondi necessari per poter proseguire nell’ordinario svolgimento delle sue funzioni. La soffocante politica di austerità messa in campo dal governo greco vessato da direttive europee sempre più stringenti, ha portato alla chiusura del più importante ateneo greco e costringerà altre otto università subire a breve la stessa sorte: GLI STUDENTI GRECI NON HANNO PIÙ LA POSSIBILITÀ  DI ISCRIVERSI AD UN’ UNIVERSITÀ  PUBBLICA.

ATENE NON è LONTANA!

Dal 2008 ad oggi in Italia, contestualmente allo smantellamento dello stato sociale, sono stati tagliati 10 miliardi solo a Scuola ed Università, per poter rispettare l’obbligo, ormai costituzionale, del pareggio di bilancio.
Nelle università italiane vengono chiusi sempre più corsi di laurea, ci sono sempre meno servizi, meno aule, meno borse di studio, meno posti alloggio, meno docenti, meno ricerca. Questa negazione fattiva del diritto allo studio ha portato anche ad un drastico calo delle immatricolazioni: 30000 in meno solo negli ultimi tre anni.
Secondo il rapporto OCSE 2013 l’Italia, fra i paesi europei, si è classificata in penultima posizione per quanto riguarda gli investimenti sulla cultura, ultima su quelli relativi all’istruzione e nelle ultime posizioni per le percentuali dei laureati.
Che paese è quello che non investe in scuola, università e ricerca?
Che Europa è quella che obbliga gli stati all’impoverimento, fino ad arrivare alla chiusura, delle proprie università?

Non possiamo permettere che, con la scusante di ripianare il debito pubblico, continui il disastroso smantellamento dell’istruzione e del welfare: studiare è un diritto, non un privilegio!

Il 15 Ottobre, in questo tragico contesto, è una giornata emblematica: il governo Letta presenterà la proposta di Legge finanziaria all’Europa mentre alla camera verrà discusso il DL Istruzione. Per questo abbiamo deciso, in questa data, di mostrare la nostra solidarietà agli studenti greci e denunciare il drammatico stato, sempre più vicino a quello greco, dell’Univesità pubblica in Italia.

NON C’È PIÙ TEMPO: RIFINANZIARE L’UNIVERSITÀ PUBBLICA SUBITO!

La tragedia (non solo greca) dell’Università pubblica

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La tragedia (non solo greca) dell’Università pubblica

L’Università di Atene dopo 176 anni di storia si è vista costretta, contro la sua volontà, ad interrompere qualsiasi attività accademica e sociale poiché non ha i fondi necessari per poter proseguire nell’ordinario svolgimento delle sue funzioni.

La soffocante politica di austerità messa in campo dal Governo greco vessato da direttive europee sempre più stringenti costringerà anche altre otto università a subire a breve la stessa sorte: gli studenti greci non hanno più la possibilità di iscriversi ad un’Università pubblica.

È una tragedia che potremmo proprio definire greca,

ma in realtà Atene non è così lontana:

dal 2008 ad oggi in Italia sono stati tagliati 10 miliardi solo a Scuola ed Università, per poter rispettare l’obbligo, ormai costituzionale, del pareggio di bilancio.

Nelle università italiane vengono chiusi sempre più corsi di laurea e ci sono sempre meno servizi, aule, borse di studio, posti alloggio, docenti e ricerca.

La negazione fattiva del diritto allo studio ha portato ad un calo delle immatricolazioni di quasi 60.000 studenti in 10 anni, come se tutto l’Ateneo di Padova, per gli stessi motivi di Atene, fosse scomparso.

Che paese è quello che non investe in Scuola, Università e Ricerca?

Che Europa è quella che obbliga gli stati all’impoverimento, fino ad arrivare alla chiusura, delle proprie università?

Oggi, 15 Ottobre, il governo Letta presenta la proposta di Legge finanziaria all’Europa mentre alla camera viene discusso il DL Istruzione. In questa data emblematica abbiamo deciso di mostrare la nostra solidarietà agli studenti greci e denunciare il drammatico stato dell’Università pubblica in Italia.

Ed è con i seguenti interrogativi che poniamo tale questione a Padova:

E se domani trovassimo i nostri dipartimenti chiusi?

E se domani non ci fossero i fondi per pagare i nostri docenti?

E se domani i nostri corsi non ci fossero più?”

…sarebbe una tragedia greca.

Infatti in piazza Capitaniato alle ore 16 di questa giornata interpreteremo una scenetta teatrale in cui una figura allegorica rappresentante La Cultura piangerà per la morte dell’Università greca mentre le tre Parche, simboleggianti la Troika, taglieranno il filo della vita dell’Università di Atene.

Scendiamo in piazza in maniera teatrale per chiedere che il diritto allo studio venga difeso in tempi di crisi e perché crediamo che non sia con le politiche europee di austerità che il nostro paese possa trovare una via d’uscita a questa tragedia.

Il Sindacato degli Studenti ♦

15 ottobre, blitz Ministero “Atene non è lontana!” e azioni in tutta Italia

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Con un blitz notturno al Ministero dell’Istruzione di Viale Trastevere, gli studenti e le studentesse di Link Roma hanno dato il via alla giornata di mobilitazione nazionale in difesa dell’università pubblica e di solidarietà con quanto avvenuto recentemente in Grecia, dove ben 8 atenei hanno annunciato la loro chiusura per mancanza di finanziamenti.

Atene non è lontana!” è lo slogan utilizzato dal Link Coordinamento Universitario per denunciare lo stato di crisi dell’università in Italia in seguito al definanziamento iniziato con la L.133/2008, che ha portato a una riduzione dell’offerta formativa, dei servizi, del personale e delle borse di studio, con un conseguente peggioramento della qualità della didattica e un’incapacità della maggior parte degli atenei di far fronte alle esigenze reali degli studenti.
Oggi ci mobiliteremo all’interno dei nostri atenei per denunciare le enormi difficoltà in cui versa l’università pubblica nel nostro Paese e per chiedere un’inversione immediata della direzione verso cui si sta andando.
“Il Decreto sulla Programmazione del Miur firmato dal Ministro Carrozza dimostra che quello che è successo in Grecia non è troppo lontano da quello che rischia di accadere anche in Italia. A partire dal 2007 il totale dei corsi di laurea chiusi è del 27% e le politiche messe in campo dal Ministero fanno presagire che ancora altri verranno eliminati nei prossimi anni”.
In tutta Italia oggi sono previste azioni negli atenei, con la chiusura simbolica delle sedi universitarie e l‘interruzione delle lezioni per chiedere ai docenti e al resto della comunità accademica di aprire un confronto sul tema dei finanziamenti e dello stato dell’università.
Abbiamo scelto la data del 15 ottobre perchè oggi verrà presentata all’Europa la nostra legge di stabilità. Sono state proprio le politiche di austerità imposte alla Grecia a provocarne il collasso del sistema pubblico di formazione, di cui la chiusura dell’ateneo di Atene rappresenta il più drammatico risultato.
L’abbiamo detto a migliaia nelle piazze negli ultimi anni e continuiamo a ripeterlo: la crisi non può essere la scusa con cui si taglia sull’istruzione e sulla ricerca. Chiediamo l’immediato rifinanziamento dell’università pubblica, così come del fondo statale per le borse di studio e l’attivazione immediata di politiche che incentivino il proseguimento degli studi dopo il diploma. Negli ultimi anni l’Italia ha perso più di 58.000 studenti universitari e ancora oggi siamo fra i Paesi in Europa con il più basso numero di laureati. Non investire in istruzione in un momento di crisi è un atto suicida che non possiamo permetterci di continuare a tollerare, è in gioco il futuro del nostro Paese, oltre che di una parte consistente della nostra generazione.